Canyoning: quando non si può tornare indietro


im1L’ estate è alle porte, la stagione lavorativa sta per concludersi ed è tempo di pensare a quale potrebbe essere la prossima avventura nella natura. 

Il canyoning consiste nella discesa a piedi di corsi d’acqua che scorrono all’interno di strette gole profondamente scavate nella roccia e caratterizzati da portata ridotta e forte pendenza. Proprio per queste caratteristiche le rive dei torrenti adatti alla pratica del canyoning risultano inaccessibili, una volta intrapresa la discesa non è assolutamente possibile ritornare indietro, ma solo proseguire fino all’uscita. Il termine normalmente utilizzato dai praticanti per indicare tutto questo è “forra”.

im2Gli ostacoli all’interno di una forra sono rappresentati principalmente dalle cascate, che vengono superate con l’ausilio di corde o, dove possibile, effettuando tuffi, scivolate o passaggi di arrampicata in discesa. Spesso alla base delle cascate sono presenti profondi laghetti. In tale caso, dopo la discesa su corda, con una breve nuotata si raggiunge la riva. Qualora si usino le corde, è necessario che sia presente un sistema di ancoraggio predisposto utilizzando tasselli ad espansione o fissati mediante resine speciali. Le corde vengono recuperate al termine di una calata e riutilizzate per le calate successive. I percorsi hanno mediamente una durata variabile fra le due e le otto ore, ma sono presenti anche percorsi più lunghi che richiedono rifugi notturni. Normalmente una marcia di avvicinamento in salita precede la discesa vera e propria.

Il canyoning non è uno sport individuale, ma di gruppo. La quantità di materiale necessario alla discesa e questioni di sicurezza consigliano di evitare la formazione di gruppi inferiori a 4 persone. In Italia il canyoning sta vivendo dalla metà degli anni ’90 una fase di grande espansione e nuovi percorsi vengono esplorati ed attrezzati ogni anno. L’attività si svolge nelle forre di tutto l’arco alpino, nelle prealpi e sull’Appennino centrale. Nel resto d’Europa il torrentismo è particolarmente diffuso: fin dagli anni ’80 in Francia e Spagna, mentre si sta progressivamente diffondendo anche in Svizzera, Austria, Germania e Grecia. Fuori dai confini europei, il canyoneering (come viene chiamato lì) si pratica diffusamente negli Stati Uniti occidentali, in Brasile, in Nepal e, meno intensivamente, in Sudafrica e Australia. Terre di esplorazione straricche di forre che attendono di essere esplorate sono gran parte dell’Asia, il Nord Africa, parte del Medio Oriente e la parte settentrionale dell’America del Sud.

im3Non è necessario possedere particolari doti atletiche e neanche praticare un allenamento di preparazione specifico. Doti preferenziali sono comunque una buona resistenza a sforzi prolungati e buone capacità natatorie ed arrampicatorie. La scarsa abitudine a muoversi con una muta addosso può causare un consumo di energie più alto di quanto ci si possa aspettare; comunque, esclusi i soggetti totalmente sedentari, si può cominciare da zero senza problemi, ovviamente affrontando percorsi semplici ed accompagnati da esperti. Le tecniche di progressione attualmente in uso sono tecniche specifiche per l’attività, ma sono comunque derivate dall’alpinismo, dalla speleologia e dagli sport di acqua viva (Kayak, Hydrospeed).

Ma adesso è arrivato il momento di parcheggiare la macchina, trovare qualcuno che ci accompagni alla scoperta di posti impensabili e poi… tuffarsi in acqua, sperando di non dimenticare nulla durante il tragitto: intrapresa la discesa non si può tornare indietro!

Gerardo Catale