|W&W| Desaparecidos. Non dalla nostra memoria


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Ciò che l’America Latina può vantare nell’ultimo decennio sono la crescita economica, l’allargamento del ceto medio, una pioggia di investimenti, ingenti risorse naturali ed energetiche. Ultime in ordine di tempo, le origine argentine del nuovo Papa. Ciò che però non può cancellare dalla memoria mondiale è la strage dei suoi figli scomparsi. Vittime di narcos, di trafficanti di persone, di paramilitari o delle ultime guerriglie, persone continuano a sparire. Dalla Colombia all’Argentina, dal Messico al Cile, da nord a sud, da est a ovest.
Lo scorso gennaio la presentazione della Legge Generale delle Vittime, un tentativo dello stato messicano di riparare il danno morale inflitto ai superstiti. Un danno che non sarà mai riparato. Il Messico vive una guerra con vittime silenziose, sparite nel nulla, sotterrate in fosse comuni: gli scomparsi sono più di 26 mila. La cifra, svelata dal sottosegretario messicano per i Diritti Umani, Lía Limón, corrisponde ai desaparecidos dal 2006, quando esplode la guerra ai narcos. Stesse cifre per il genocidio compiuto dai militari argentini tra il 1976 e il 1983. Centinaia, migliaia di persone costrette a lavorare per la criminalità organizzata o vittime dei conflitti legati al narcotraffico. Ma quanta responsabilità diretta hanno le forze dell’ordine in tutto questo? Tipico del fenomeno dei desaparecidos è sempre stata la segretezza con cui hanno operato le forme governative: arresti avvenuti al buio, senza testimoni, senza tracce. E segreti sono rimasti anche i momenti che seguivano gli arresti.

Per i familiari di queste vittime i capi di imputazione non sono mai stati chiari come non è mai venuto fuori ciò che è realmente accaduto ai desaparecidos. Solo a seguito della caduta del regime militare e del ripristino della democrazia, con la pubblicazione del rapporto Nunca Más della Comisión Nacional sobre la Desaparición de Personas Argentina (settembre 1984) sono stati resi noti sequestri, torture ed eliminazioni di oppositori messi in atto dalle autorità militari. Uno degli obiettivi di sequestri ed esecuzioni era evitare un’ondata di indignazione nell’opinione pubblica mondiale simile a quella che ci fu all’indomani del golpe di Pinochet. Si voleva terrorizzare la popolazione in modo da soffocare ogni tentativo di reazione e di dissenso al regime. La sparizione forzata è stata riconosciuta come crimine contro l’umanità dalla risoluzione delle Nazioni Unite numero 47/133 del 18 dicembre 1992. Ma a distanza di decenni, il problema sussiste. Il Paese sudamericano viene definito “una nazione senza Stato” perché in diverse zone della selva il governo non riesce a garantire il monopolio della forza pubblica. I guerriglieri della Farc (Forze armate rivoluzionarie di Colombia) non accettano di buon grado le trattative di pace e molti tra contadini, stranieri, politici, giornalisti e poliziotti rimangono ostaggi dei ribelli. La storia più emblematica rimane quella di José Martínez Estrada, il militare colombiano caduto in mano delle Farc e diventato il sequestrato più antico al mondo. Morto anche lui. Come le altre migliaia di morti, ai quali oggi familiari e amici vogliono restituire un’identità. E se invece fossero stati i paramilitari di estrema destra, ex membri delle forze dell’ordine, che agiscono in modo clandestino e che si fingono operazioni antiguerriglia, ad uccidere civili e giornalisti? Questa è la tesi delle Ong locali. 61 mila il numero dei desaparecidos colombiani.

Forse c’è chi preferisce dimenticare o non punire: nell’estremo sud del continente la giustizia ha deciso di porre fine alle cause di violazione dei diritti umani nel corso dell’ultima dittatura. La Corte Costituzionale dell’Uruguay ha bocciato per incostituzionalità una norma votata dai parlamentari per ammorbidire la Legge di Caducità del 1986 concepita per fermare ogni possibile processo contro i militari. Il governo messicano invece è stato costretto a creare a fine febbraio una commissione speciale per rintracciare gli scomparsi. Al fine di garantire l’imparzialità di questa iniziativa, Amnesty International ha già chiesto la partecipazione delle vittime nei lavori di apertura di fosse comuni e riesumazione delle salme. Buenos Aires ha annullato le normative che bloccavano i processi contro gli aguzzini della dittatura. Persino in Italia l’Ambasciata argentina sta cercando figli di desaparecidos, nati in cattività, sottratti dai militari e probabilmente espatriati. Ma la sete di verità degli argentini e della coscienza mondiale continua scontrarsi con altri problemi.

 Giuseppe Marcario

 

Fonti:

Versi di Desaparecidos, poema di Mario Benedetti.

http://www.hrw.org/

Matías Marini, Desaparecidos – I nuovi fantasmi del Sudamerica (articolo pubblicato su Il venerdì di Repubblica).