|BREATH| Antarctic Ice Marathon Races


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Maratoneti avventurosi sono sempre alla ricerca della prossima grande sfida da effettuare nei posti più impensabili del pianeta. Dopo il deserto, la giungla ed elevate altitudini di montagna, il continente dell’Antartide rappresenta l’ultima frontiera, il gran deserto finale da conquistare nel Circolo Polare Antartico. Questa gara rappresenta una sfida formidabile e genuina con condizioni del terreno comprendenti ghiaccio, roccia, neve, fango, una temperatura media di -20C° e la possibilità di forti venti da affrontare. Inoltre, l’evento si svolge ad un’altitudine di 700 metri. In effetti la gara si svolge a fine febbraio che è anche la fine dell’estate antartica. Eppure, al traguardo, i lacci delle scarpe sono racchiusi in blocchi di ghiaccio fangosa. La Maratona dell’Antartide non è per i deboli di cuore. Uno sforzo di 42,195 km (26,2 miglia) durante il quale gli atleti sono stati supportati da motoslitte, posti di pronto soccorso e personale medico per tutta la durata della gara.

L’ Antarctic Ice Marathon è la maratona più meridionale sulla terra. Nessuno ovviamente si aspettava di eseguire il miglior tempo record con venti che possono soffiare a una velocità costante di 10-25 nodi. Inoltre, i maratoneti non hanno incontrato folle plaudenti lungo il percorso ma pinguini e hanno fatto affidamento solamente su loro stessi per andare avanti nei dintorni silenziosi e indomabili. Completare una maratona è spesso considerato come uno sforzo supremo, ma molti allenatori ritengono che sia alla portata di chiunque sia disposto a dedicare tempo e impegno per la preparazione. Va comunque ricordato che si tratta di un’attività che logora profondamente il fisico umano (geneticamente non predisposto per questo tipo di sforzi) e che può determinare pesanti ripercussioni a livello di salute: uno studio dell’American Journal of Cardiology ha suggerito che il rischio di un infarto al miocardio aumenta almeno del doppio, rispetto alla media, per un soggetto che pratichi abitualmente questa disciplina.

I carboidrati che una persona assimila con il cibo vengono convertiti dal fegato e dai muscoli in glicogeno che viene immagazzinato. Il glicogeno brucia rapidamente rendendo disponibile energia. I corridori possono immagazzinare circa 2000 kcal di glicogeno nei loro corpi, sufficienti per circa 32 km di corsa. Molti corridori indicano che la corsa diventa notevolmente più difficoltosa a questo punto. Con il passare del tempo aumenta il consumo di acidi grassi per la produzione di energia mentre il glicogeno si esaurisce progressivamente, si formano così i corpi chetonici e si inizia a modificare il pH del sangue con tendenza all’acidità e questo comporta un più rapido affaticamento del lavoro muscolare.

Un buon programma di allenamento dura cinque o sei mesi, con un graduale incremento della distanza percorsa ogni settimana. Durante l’allenamento per la maratona, è importante dare al proprio fisico un adeguato tempo di recupero. Il vincitore di quest’anno ha impiegato un tempo di 3h 41’ 15”, ma consideriamo ampiamente vincitore chiunque abbia anche solo terminato la gara. E viste le temperature, ogni concorrente doveva essere coperto di abiti tecnici e passamontagna. Tantissime le difficoltà del percorso. Qual è stato il problema maggiore? Il sudore! Con la temperatura sotto zero, infatti, rischia di gelarsi addosso agli atleti. 

Gerardo Catale