|Letteratura| Destroy la letteratura


Cesare Garboli dice: “(Isabella Santacroce) si piglia terribilmente sul serio, non sa raccontare, ma è una prosatrice d’arte di altissima qualità, ipnotica, incantatoria, e sotto tutti gli aspetti ‘stupefacente’.”

Ecco, ora potrei anche non scrivere nient’altro; Garboli riassume efficacemente in due righe tutto ciò che c’è da dire, a mio parere, su questa scrittrice.
Isabella, la scrittrice più citata negli status di messengeriana memoria e sui blog segreti delle ragazzine tra i quattordici e i diciotto anni, poiché nei suoi libri parla principalmente di loro: adolescenti e preadolescenti perverse e crudeli, trasgressive e borderline. Tante volte mi sono chiesta perché tutti i suoi personaggi sono sempre ninfette minorenni e piuttosto patetiche, dove con questo aggettivo intendo strabordanti di un pathos ingiustificato dalla trama.
Quale trama? Spesso non è che un miscuglio di mirabolanti acrobazie sessuali o “copule furiose”, che dir si voglia, gettate tra le pagine alla rinfusa.
Non ho letto tutto della Santacroce, non ce l’ho fatta.
Ho letto tre libri e poi mi sono fermata a pensare se davvero valesse la pena comprare un’altra sua opera, e infine mi sono detta che c’è di meglio per cui spendere tempo e denaro.
Quel che ho letto mi è bastato per afferrare il leit motiv della narrativa di questa scrittrice che, gira e rigira, punta sempre su piccole lolite traboccanti di odio, droga, perversione ed efferatezza, tanto che a volte confondo i titoli dei libri che ho letto, ho difficoltà ad associarli al contenuto, laddove effettivamente ce ne sia, perché ebbene sì, io ne vedo ben poco.
Si sa, il sesso vende, del resto per anni siamo stati succubi del fenomeno Melissa P., però ecco, io gradirei emozioni ed avventure, condivisione di messaggi, libri che comunicano insomma, qualcosa che vada oltre le accuratissime descrizioni di coiti vari.
Prendiamo ad esempio V.M.18. Storie di incredibile crudeltà, violenza gratuita, senza motivo alcuno se non il puro sfoggio della violenza stessa.
Cara Isabella, io non ti manderò e-mail minatorie o di disprezzo come coloro che tanto hanno contestato questo tuo “capolavoro”, ma solo ti chiedo: qual è il tuo messaggio? Io non ci leggo assolutamente niente, se non i segnali di una psiche che ha qualche problema irrisolto…
Peccato, peccato davvero, perché in questo libro la scrittura è limpida, perfetta, come una corda tesa che scocca la nota alla sua massima potenza. Pulita, elegante, ricercata, a tratti di un virtuosismo quasi pretenzioso.
Pretenzioso del resto è forse l’aggettivo che più si addice a questa “dislessica professionista del nulla”, che si veste da vergine bambolina sadomaso, che si fa fotografare con un kalashnikov ed è adorata come Dio in terra dai suoi fan-seguaci prontamente genuflessi a dichiarare amore alla loro Divina Isabella.
Guardando la sua pagina Facebook mi sono chiesta da quand’è che uno scrittore necessita di uno stuolo di discepoli sospiranti per diffondere la sua arte?
La Santacroce si è costruita un personaggio in cui crede eccessivamente, come tutti i personaggi dei suoi romanzi del resto, tante piccole eroine del male, reginette hardcore decise a dimostrare che il mondo ruota attorno a loro.
Alessandro Baricco però ha riconosciuto in lei un gran talento, tanto da scrivere:

“Questa scrive musica, carambola timbri, stacca ritmi incrociati e asimmetrìci, organizza caos, guarda strabico, stampa dissonanze. Se lo lasci suonare, quel libro, quel che senti è musica, vera e non qualunque.”

In questo caso mi viene in mente Luminal, di cui degne di memoria non sono che alcune frasi sconnesse che evocano immagini sorprendenti come i fuochi d’artificio quando scoppiano rari e inaspettati nella notte. Slanci di poetico lirismo alternati a paragrafi di caos puro e per niente organizzato, perché a me hanno insegnato che la musica non è fatta solo di note e di suoni, ma anche di pause e silenzi.
Se io suonassi un pezzo come questo, non so che musica ne verrebbe fuori:

Erano gli specchi a interessarmi nell’immaginato boudoir moltiplicavo il levigato curvarsi delle pose lusingata dalle delizie dei piaceri offerti dal sodomita di qualche piano adescato in ascensore mi pensavo puttana educate in bordello d’alto borgo e di questo mi compiacevo novella libertina scaltra nel simulare esperienza con il giovane cavaliere offrivo il didietro con sofferta passione guardando il mio gatto Don strofinare la sua pelliccia contro le scarpe dell’invitato sentii il delirio delle mie voglie scatenate dall’angoscia di riempire gli angoli della stanza e mia madre rientrare cantando “Only You”.

Sono le prime pagine di Luminal, quelle in cui sto ancora pensando che ci sarà stato un errore di stampa. “Ora chiamo l’editore – penso – e gli dico di darci un’occhiata”, ma poi scopro che anche il resto è più o meno così, allora mi chiedo “Perché Isabella? Perché mi fai questo? Se fai così mi uccidi! Ti prego Isabella, metti qualche virgola ogni tanto, altrimenti mi sa che qui tra me e Baricco nessuno c’ha capito veramente un tubo!”

 Roberta De Michele

Abbiamo letto Luminal, Destroy, V.M.18 di Isabella Santacroce. N.B.: magari invece che comprarli fateveli prestare…