|ECOnomy| L’età della plastica



Recentemente ho avuto l’occasione di guardare un film-documentario riguardante la produzione e l’utilizzo della plastica. E’ fondamentalmente una storia che parte con una busta di plastica contenente un barattolino di yogurt. In seguito questa busta finisce in un latro sacchetto che poi va contenerne un’altro ancora e così via. La voce fuori campo parte con una serie di semplici riflessioni ,ad esempio pensate a quando camminate per i marciapiedi, forse non ci avete mai fatto caso ma quante volte vi capita di vedere rifiuti plastici strisciare per il terreno?Le buste di plastica che in genere vengono distribuite nei supermercati in quantità industriali vengono definite “usa e getta” ma un volta gettate dov’è che vanno a finire?Quali danni provocano?Cosa può fare il governo, ma soprattutto, qual è il giusto comportamento che possono adottare i consumatori a fine di ridurne l’utilizzo?

Pensate che i sacchetti plastificati che utilizziamo normalmente nei supermercati vengono prodotti per un impiego che si limita ad un lasso temporale relativamente limitato (qualche minuto) rispetto al tempo che ci impiegano per essere completante smaltiti (secoli).Il materiale plastico sta mettendo a dura prova l’equilibrio di qualsiasi ecosistema, può resistere all’incirca 400 anni dei deserti, in fondo ai fiumi, mari e perfino sulla cima montagne. Giusto per fornire qualche dato concreto, nel Gennaio 2011 il rapporto “Expedition med” ha rivelato la presenza di circa 500 tonnellate di rifiuti plastici nel mar mediterraneo provocando la morte di numerose specie marine. In parole povere siamo di fronte a un disastro ecologico di livello globale.
La plastica è un materiale molto versatile e utile per diverse produzioni industriali. Tuttavia è necessario sollevare una certa consapevolezza dei danni provocati da essa a fine di ridurne un uso inconsapovele e migliorare le condizioni ambientali. Tale obiettivo è stato raggiunto in primis in Australia e in seguito nei paesi dell’Europa settentrionale che, attraverso manovre finanziare, hanno aumentato la tassazione sulla vendita delle buste plastica il cui prezzo oggi si aggira intorno a 1 /2 euro. Tale rialzo ha spinto i fruitori a recarsi direttamente al supermercato con la propria busta portata da casa, evitando in questo modo un’inutile spesa aggiuntiva. Non solo, ma tali paesi hanno dimostrato una grande sensibilità nei confronti delle pratiche di riciclaggio. Basti pensare che in Danimarca e in Germania i supermercati restituiscono indietro una piccola quantità di denaro ogni volta che lattine o bottiglie vuote (o qualsiasi altro materiale riciclabile) viene riportato indietro. Una manovra che non solo ha inciso sul corretto rispetto dell’ambiante, ma ha anche agito sulla coscienza e sul cambiamento comportamentale dei cittadini.
Anche alcune multinazionali hanno dimostrato un certa sensibilizzazione nei confronti del problema, ad esempio alcune bottiglie di Coca Cola hanno un’etichetta sul retro che informa il consumatore riguardo il numero delle volte in cui tale bottiglia è stata riutilizzata. Altre compagnie invece sono andate ad aggravare notevolmente la situazione, come ad esempio i produttori delle buste di latte. Una volta bastava semplicemente piegare la parte superiore per aprire la confezione, oggi invece è stata introdotta un apertura “apparentemente” più funzionale che utilizza un tappo girevole,fatto di che cosa?Plastica!…era necessario?
Un primo passo in Italia è stato fatto dalla manovra finanziaria del 2007 che, a detta dell’ex senatore Riccardo Ferrante ,“ ha sancito il principio secondo quale si usa solo il biodegradabile”(Fonte :La Repubblica).L’alternativa risiederebbe in un polimero biodegradabile ricavato dall’amido di mais utilizzabile per la produzione di buste alternative alla plastica.


Una mossa decisiva per il supporto di una Green Economy è avvenuta nel Gennaio 2011 con la messa al bando delle buste plastificate, da allora gli esercenti hanno avuto circa un anno per smaltire la scorte. Nel frattempo non si è perso tempo nel lanciare offerte commerciali a fine di promuovere la vendita ma soprattutto i riutilizzo di eco-shopper riutilizzabili. Anche tale pratica ha però un rovescio della medaglia, si teme infatti una probabile speculazione che potrebbe portare a un rialzo eccessivo dei prezzi delle buste a danni del consumatore, un problema che al momento non risulta ancora essere rilevante.

La problematica generale dello smaltimento dei rifiuti di plastica non va sottovalutata, tuttavia penso che tale questione possa essere risolta non solo attraverso leggi che obbligano determinati comportamenti,ma attraverso un cambiamento che può partire direttamente da noi. Semplici gesti possono fare la differenza partire dal riutilizzo dei sacchetti biodegradabili o una decisiva riduzione dell’acquisto di prodotti inutilmente ricoperti da una confezione plastificata. Non si tratta di complicarci la vita ma solamente semplificarla per un ambiente migliore.

Stefania Licciardi