|Tech| Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma


Che il petrolio, cosi come il gas o il carbone non siano fonti inesauribili di energia, e l’abbiano sempre fatta da padroni, ce lo sentiamo ripetere spesso ed è per questo, e non solo, che da anni ormai si parla di fonti rinnovabili, che sfruttano aria o radiazione solare piuttosto che biomasse o acqua per la produzione d’energia elettrica. Quello che si sta cercando di fare, è di trovare una fonte inesauribile di energia o quantomeno una soluzione a basso impatto ambientale, che riesca a produrre grandi quantitativi di energia soddisfacendo il principio del “massimo risultato col minimo sforzo”. Nonostante non esista un sistema in grado di “creare” energia, la corsa al rinnovabile si sta facendo sempre più ambiziosa, in modo tale da limitare le emissioni in atmosfera di gas nocivi generati dai residui della combustione del carbonio e contemporaneamente, produrre quella che viene denominata “energia pulita”. Sebbene sia stato dimostrato che non sia possibile sfruttare il moto perpetuo delle onde, in Norvegia è stata costruita la più grande centrale elettrica funzionante “ad acqua”, che ne sfrutta un’altra proprietà. Sulle rive di un fiordo di Oslo infatti, si produce un grande quantitativo di energia elettrica sfruttando il processo naturale dell’osmosi che si verifica quando due soluzioni, aventi concentrazioni diverse, attraversano spontaneamente la membrana semipermeabile che le separa, generando così una differenza di pressione che può essere sfruttata per generare energia alimentando una turbina. Molte delle principali città al mondo nascono nei pressi di estuari di fiumi che rappresentano la situazione ideale all’applicazione del processo che, a differenza delle altre fonti rinnovabili, è in grado di fornire energia continuamente, nonostante un fiume stagionalmente subisca modifiche della portata d’acqua e lo sviluppo della tecnologia sia limitato dal limo e dai batteri presenti nell’acqua stessa, di cui ancora non si conoscono gli effetti a lungo termine sulla membrana. Un altro progetto ecosostenibile, è quello delle torri solari. La solar power tower sfrutta il principio fisico dell’espansione dei fluidi dovuta al calore. Infatti, grazie alla diversa densità tra i fluidi alle diverse temperature , si crea un gradiente pressorio dall’interazione tra l’aria calda alla base e quella più fredda e densa lungo la torre, generando moti convettivi termici che producono un vento artificiale che attiva le turbine. Il calore assorbito dall’irraggiamento solare viene raccolto da una struttura con tetti in vetro che, grazie ad un’inclinazione specifica, convoglia il calore verso la torre. E non solo: anche il “pavimento” della serra, riscaldatosi di giorno, durante la notte cede il calore accumulato in modo tale da garantire produzione energetica pressoché costante. Il primo impianto di questo tipo è stato costruito in Spagna quando il prezzo del dollaro al barile era ancora accettabile, facendo passare quasi del tutto inosservato il suo potenziale reale. Un altro progetto di torre solare, il più ambizioso mai realizzato, è in fase di sperimentazione in Australia. La torre doveva coprire una superficie al suolo di venti km2 e raggiungere un altezza di un km. Le sue dimensioni enormi rendevano la torre irrealizzabile ma fortunatamente il progresso della tecnologia ha consentito di ridimensionare il progetto originale in modo da renderlo fattibile. Un altro importante contributo al rinnovabile viene dalle centrali ad idrogeno. L’idrogeno, a differenza dei combustibili fossili, è così abbondante da poter essere definito inesauribile e la sua interazione con l’ossigeno genera calore, vapore acqueo e nessun gas dannoso. Il problema viene dal fatto che questo gas non è presente puro ma deve essere comunque chimicamente estratto dalla materia e questo lo rende non una fonte primaria di energia bensì un vettore energetico. La prima centrale elettrica funzionante ad idrogeno, di dimensioni industriali, nasce a Venezia e sfrutta come materie prime, quelle fornite dalla vicina centrale termoelettrica di Marghera e combustibili generati dalla raccolta differenziata e dal trattamento dei rifiuti solidi urbani. L’impianto si basa su un ciclo combinato in cui, una turbina a gas trasforma in energia elettrica il calore prodotto dall’interazione dell’idrogeno con l’ossigeno molecolare, senza emissioni di anidride carbonica. Un altro progetto molto valido, ma ancora in fase di sperimentazione, è quello della produzione di energia dal rumore acustico generato da una discoteca, dal traffico urbano e dalle conversazioni tramite cellulari. Ovviamente questi sono solo alcuni tra i tanti tipi di centrali elettriche “ecosostenibili”, sperando che un giorno si possa raggiungere un equilibrio derivante dalla trasformazione dell’abituale consumatore, in produttore di energia elettrica. In questo modo, non solo ognuno potrebbe soddisfare il proprio fabbisogno energetico, ma anche immettere nella rete pubblica l’energia in eccesso, così da generare un sistema energetico condiviso.

 Chiara D’Angelo