|Cinema| 43 anni… Ed è cambiato qualcosa?


Tanto è il tempo che è passato. Milano, dicembre 1969. Un ordigno sistemato sotto il tavolo al centro della Banca di Piazza Fontana. Una delle pagine più tragiche della storia recente. Recente, poi, mica tanto. Ma la trama di questo evento passato sembra essere la matrice di tutte quelle storie di corruzione che quotidianamente sfogliamo sui giornali.

Romanzo di una strage.

Marco Tullio Giordana adatta per il grande schermo una lettura apparentemente istruttiva sull’episodio che ha inaugurato la stagione di piombo non solo del capoluogo lombardo, ma dell’Italia intera. La struttura, appunto, a romanzo, ricalca la suddivisione a capitoli che noi tutti abbiamo studiato sui libri di storia delle scuole superiori. Al dams, a Bologna, ho frequentato un corso sul cinema di complotto, e questo regista è, tra tanti, uno dei primi della lista. Da I cento passi a Pasolini, si ha di che scegliere. Film diversi per un tormento comune, ma come dargli torto. Giordana ha la capacità di essere diretto e di arrivare chiaramente al sodo. Immancabile Luigi Lo Cascio, anche se rimane in disparte questa volta. Immenso Pier Francesco Favino: il suo Pinelli buca lo schermo. Fortemente convincente l’interpretazione di Mastrandea. Bravo, veramente bravo. Questo film è una rivisitazione della vita di Luigi Calabresi, l’uomo che riuscì ad intraprendere una pista che portava oltre l’anarchia. La stessa pista avrebbe portato poi all’esplosione in Piazza della Loggia cinque anni dopo, e al rapimento di Moro. La perplessità che circolava tramite le voci della gente impaurita era quella di essere di fronte ad un sistema che impossibile da gestire. E poi Bologna, Ustica, San Benedetto. Le immagini esplosive si contano solo con un rosario in mano. Infinite. Questo 2 giugno 2012, cosa è cambiato? Due settimane fa abbiamo pianto una ragazza morta per una bomba davanti ad una scuola di Brindisi. Fino a ieri abbiamo discusso se festeggiare la festa della Repubblica per unirci ai terremotati dell’Emilia. E poi l’abbiamo fatto? Sì, ma in modo sobrio. E cosa significa festeggiare in modo sobrio, esattamente? In più, se non bastasse, abbiamo scoperto che anche nella patria di migliaia di fedeli stanno tremando (o tramando, a dir si voglia) le poltrone. Ma dai, non è possibile. Anche nell’asilo politico della Chiesa? Manca una smart, il cilicio e pochi altri elementi per trovarci in un altro romanzo, quello di Dan Brown. Quindi qual è la conclusione? Sono tutte teorie di poveri autori letterati e cinematografici? Sono solo canzonette? La risposta è no, lo sappiamo, ma non facciamo niente per cambiare le cose. Forse non potremmo neanche, perché appena capisci da che parte gira il mondo, ti ritrovi disteso tra due macchine con una pallottola in testa. Ora capisco che Giordana non ha realizzato una semplice rivisitazione storica. In effetti, se ci si pensa, non è proprio possibile. L’Italia è zona sismica. La nostra penisola trema. La causa non è solo la terra.

Cit. vedova Pinelli: <<Ma la giustizia, è giusta?>>

Annamaria Imperiale