|TECH| STATO di coSCIENZA


Si è ben consci che in Italia la considerazione per lo sviluppo e la ricerca è davvero mediocre e con una prospettiva tutt’altro che rosea. Le cause del decadimento di quello che dovrebbe essere un punto di partenza, un pilastro della rinascita economica e, perché no, il fiore all’occhiello (poiché ci sarebbero tutti i mezzi e le capacità) dell’Italia sono molteplici. Sicuramente le colpe maggiori sono da attribuire al sistema politico italiano, ricco di indifferenza e incompetenza verso la scienza, la ricerca e lo sviluppo. Ciò dovuto per lo più all’età avanzata dei parlamentari che, proprio per colpa della loro carta d’identità, non possono avere un adeguato feeling con le nuove tecnologie, ma anche per la tacita sudditanza alla chiesa che, inspiegabilmente ed erroneamente, è da sempre il nemico giurato della scienza e nel tempo ha plasmato la cultura popolare a venerare la tradizione a discapito del progresso. E non dimentichiamoci che l’Italia si professa stato laico! Se ci aggiungiamo la disastrosa organizzazione formativa, per lo più universitaria (ovviamente figlia di un piano politico, come detto, poco interessato), totalmente diversa e meno gratificante rispetto agli standard Europei, consumata negli anni da tagli al bilancio, dal declino del livello di insegnamento e a un minor tutorato per gli studenti, da una burocrazia colpevole di togliere tempo a docenti per la ricerca e di sfavorire l’entrata di cervelli stranieri, incapace di essere il terreno fertile per i ricercatori italiani ecco le prime motivazioni per la famosa “fuga di cervelli” Però, nonostante la secolare paura degli italiani nei confronti della scienza, per via della Chiesa e anche di alcuni personaggi di metà novecento che hanno condizionato le inclinazione dei popoli, come Croce e Gentile, che vedevano la cultura scientifica ben al di sotto della cultura umanistica e riservata a cervelli meno “dotati”, l’Italia è un paese che ha saputo e sa ancora fare ricerca, in vari ambiti, come quello spaziale, astronomico e nucleare, e inoltre vanta di alcuni centri scientifici d’avanguardia e di ammirazione. In occasione dell’ultima edizione del Festival della Scienza di Genova e poi confermato in uno degli ultimi convegni tenutisi alla Farnesina lo aveva spiegato bene Carlo Ratti, direttore del Senseable City Lab del Mit di Boston e uno dei più noti tra i nostri “cervelli in fuga”: “Il contributo di un lavoratore della conoscenza può svolgersi ovunque e contribuire al benessere di luoghi lontanissimi da quelli in cui si trova. Vista dall’interno la fuga dei cervelli può spaventare. Ma l’Italia, stabilendo relazioni forti, può trarne una grande forza“. La conoscenza che gli scienziati italiani producono lontano da qui può avere lo stesso apporto vitale che ebbero le rimesse degli emigranti del secolo scorso, oggi è la conoscenza la vera ricchezza e mettendola in rete si producono innovazione e progettualità”. Ma se nel resto del mondo viene dato così tanto credito ai “nostri cervelli” perché non fare in modo che lavorino a casa,che arricchiscano sei economicamente che culturalmente il nostro paese? A causa della fuga di cervelli abbiamo fatto in modo che agli altri paesi progredissero a nostro discapito; il danno all’Italia è doppio, poiché abbiamo fornito ad un nostro diretto concorrente le capacità per progredire e superaci. Certo, la conoscenza deve essere globale ma è giusto che, allo stesso modo, sia egualmente diffusa. Le speranze sono limitate purtroppo, dato che in Italia di egualmente diffuso c’è davvero ben poco.

Angelo Zaccagnino