|TECH| Alla ricerca delle origini


L’esplorazione del sistema solare, iniziata negli anni sessanta con la corsa alla Luna, si è rivolta, negli anni successivi, all’analisi dei pianeti che lo compongono partendo da quelli più vicini e simili alla Terra come Marte e Venere, per poi raggiungere progressivamente i più lontani. Uno sforzo congiunto di NASA, ESA ed ASI, ha consentito la realizzazione della missione più ambiziosa di esplorazione planetaria mai effettuata ossia il lancio dello spacecraft o veicolo spaziale, Cassini – Huygens, che ha come scopo lo studio di Saturno e del suo sistema di satelliti ed anelli con particolare riguardo  al satellite Titano che, per dimensioni e massa, risulta essere il secondo satellite del sistema solare. La missione ha preso il nome da Christian Huygens (1629 – 1695) matematico, fisico e astronomo olandese che scoprì la luna di Saturno, Titano per l’appunto, e ipotizzò che il pianeta fosse circondato da«un anello piatto e sottile, non collegato al pianeta ed inclinato rispetto all’eclittica» (C. Huygens. Systema Saturnium. 1695), e Giovanni Domenico Cassini (1625 – 1712) matematico, medico, biologo, ingegnere e astronomo italiano che per primo ne osservò i quattro satelliti Giapeto, Rea, Dione e Teti e scoprì, inoltre, la divisione tra i suoi anelli che da lui prende il nome di “Divisione di Cassini”. Lo spacecraft si compone dell’orbiter – veicolo spaziale che, orbitando attorno ai pianeti, ne studia le caratteristiche a distanza, senza atterrarvici – Cassini, ed un lander – modulo spaziale che effettua la discesa su di un corpo celeste – Huygens. La missione ha avuto inizio il 15 ottobre 1997 con il lancio dello spacecraft e, dopo sette anni di viaggio, il 25 dicembre 2004, il lander è stato sganciato dall’orbiter per atterrare, dopo ventidue giorni di crociera, su Titano. Il primo problema della missione è stato trovare un modo per far arrivare Cassini – Huygens a Saturno. Essendo il veicolo troppo pesante per esser “trasportato”, questo doveva acquisire l’energia necessaria al suo viaggio dai pianeti del sistema solare, sfruttando la reciproca attrazione gravitazionale esistente tra i pianeti ed il modulo stesso e, per fare ciò, è stato impiegato il metodo “fly-bys” o a fionda. Lo spacecraft ha accumulato energia compiendo due giri attorno al sole e sfruttando l’orbita solare di Venere e della Terra per arrivare fino a Giove, per poi sfruttarne l’orbita acquisendo così l’energia necessaria a raggiungere Saturno. Come già detto, la missione nasce dalla cooperazione delle Agenzie Spaziali Americana con Cassini, Europea con Huygens e Italiana che ha fornito varia strumentazione tra cui l’antenna ad alto guadagno con incorporata un’antenna a basso guadagno (che assicurano le telecomunicazioni con la Terra per l’intera durata della missione) montata su Cassini. Durante la missione, quindi con la sonda già in orbita, si è presentato un secondo problema riguardante la comunicazione dei moduli tra loro e con la Terra e, nello specifico, la compatibilità tra le antenne di Huygens e Cassini (è l’orbiter infatti a dover fare da tramite tra il lander e la Terra). Sono stati, a quel punto, effettuati dei test sulla strumentazione atta alla comunicazione dei moduli, che ne hanno evidenziato l’incompatibilità. Ovviamente la strumentazione è stata riprogrammata, in tempi più o meno brevi, da Terra e Huygens è riuscito a trasmettere a Cassini, per circa due ore e mezza, dati, misurazioni ed immagini relativi all’atmosfera ed al suolo di Titano. L’analisi delle informazioni ricevute da Huygens ha mostrato che il pianeta ha un’atmosfera molto densa e ricca di metano e azoto che ricorda, a detta degli scienziati, l’atmosfera di una terra molto giovane. Ad oggi Cassini continua ad orbitare attorno a Saturno raccogliendo dati sulla composizione dei suoi anelli e delle suoi satelliti, aventi particolare importanza per la conoscenza di particolari evolutivi primari di un sistema planetario e la fine della missione è prevista per il 2017.

 Chiara D’Angelo