|LETTERATURA| Immagina di aver comprato un libro…


Immagina di aver comprato un libro. Già il fatto di averlo comprato vuol dire che magari ne hai sentito parlare, che la trama ti incuriosisce, oppure la copertina ti ha intrigato irrimediabilmente, e allora zac!, hai pagato e sei uscito con quel piccolo tesoro sottobraccio. Sorridi tra te e te, come se fossi complice di un segreto, e non vedi l’ora di tornare a casa, a mettere al sicuro l’oggetto magico, il contenitore di storie. Lo appoggi lì dove capita, almeno finché non sarai tutto per lui, e allora ti metterai comodo sul divano, aprirai il tuo nuovo libro e ti immergerai nella lettura, quando improvvisamente – e contro ogni ragionevole aspettativa – il libro si interrompe. Proprio così. A fine capitolo, all’apice della suspense narrativa, costruita ad arte dall’autore per indurti a voltare repentinamente pagina. E tu ovviamente, come previsto dal diabolico scrittore, sei lì che fissi l’ultima parola seguita da un rigo bianco, quel punto fermo denso di anticipazioni e domande, e senza neanche pensarci sei già col dito sull’angolo della pagina, col fiato sospeso, il polpastrello che sospinge la carta, tesa come una freccia sull’arco. Allora tu scocchi e… Niente. Seguono pagine bianche, o si ripetono all’infinito pagine già lette, o peggio, seguono nuovi inizi di nuove storie destinate a rimanere anch’esse incomplete. Le emozioni che si susseguono nel tuo animo di lettore sono delle più varie: la trepidante attesa di scoprire “come va a finire”, l’incredulità, e poi la frustrazione, la rabbia persino, per esser stato preso per il naso in questo modo. Per di più da un libro, “cosa solida, che sta lì, ben definita, fruibile senza rischi, in confronto dell’esperienza vissuta, sempre sfuggente, discontinua, controversa”. Le tue sicurezze di lettore crollando improvvisamente, ti ritrovi con un pugno di storie incomplete, un mucchio di supposizioni che non troveranno riscontro, e ancora tanta, tantissima voglia di dare un finale a quei racconti. La buona notizia è che, mentre leggi Se una notte d’inverno un viaggiatore di Calvino, e ti senti sopraffare da tali sensazioni, beh, non sei l’unico. Come te c’è un altro Lettore all’interno del libro che vive la tua stessa frustrazione, anche lui ha iniziato a leggere Se una notte d’inverno un viaggiatore, e anche lui si è ritrovato con tante storie iniziate e nessuna portata a termine. Il romanzo è una sorta di scatola cinese: ci siamo noi lettori con il libro di Calvino in mano che leggiamo le peripezie di un altro lettore alle prese con il libro di Calvino, ed entrambi leggiamo una serie di racconti incompiuti che ci lasciano l’amaro in bocca.
Racconti che tra di loro in qualche modo si “parlano”, nel senso che a volte tornano gli stessi personaggi, o forse sono solo i loro nomi ad essere gli stessi, ma in ogni caso queste “coincidenze” non fanno che dimostrare le infinite possibilità di sviluppo di una storia a partire da un incipit, e che tocca al lettore – generalmente abituato a storie compiute e ben definite – dar seguito alla narrazione con la sua fantasia. Credo che molto, molto raramente io abbia provato una tale energia creatrice come quella che sentivo dopo aver letto per la prima volta questo libro: un’incredibile desiderio di prendere carta e penna e scrivere tutti i finali lasciati in sospeso. Dopo libri che ci lasciano con un’incredibile nostalgia, o con una lezione da imparare, dopo libri che finiscono con macchinose strategie disvelate o frasi sullo speranzoso andante, finalmente un libro che finirà esattamente come tu immagini.

 Roberta De Michele