|ECONOMY| Nuove misure del benessere


Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle […]. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari,[…] Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. […] Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani.”  –R. Kennedy; 1968

Robert Kennedy nel suo famoso discorso del marzo del 1968 aveva centrato una questione più che mai attuale. Sebbene i termini e l’enfasi sono quelli di un discorso alla folla, i contenuti sono precisi e mirati nel loro intento: è il PIL un indicatore di benessere? Nell’epoca contemporanea contraddistinta dalla crisi economica globale, è giusto misurare i danni della crisi o analizzare i tentativi di rimonta dei paesi solo in termini di PIL? Ovviamente no, e fortunatamente la situazione è un po’ diversa rispetto a quarant’anni fa. Possiamo considerare il PIL come la spesa totale per acquistare beni e servizi finali prodotti all’interno di un paese o come il reddito totale guadagnato dai fattori di produzione collocati all’interno di un dato paese. Basta partire dalla definizione per capire che l’indice in questione non spiega la complessa situazione dei singoli paesi in termini di economia, sviluppo sociale e qualità della vita, ma si limita ad una semplice approssimazione di crescita economica. Esso presenta diversi limiti: non tiene conto di servizi collettivi non destinabili alla vendita e che non hanno un prezzo di mercato, ma che vengono erogati a prezzi “politici” come ad esempio istruzione, difesa e giustizia; non conta le transazioni illegali, i lavori volontari non retribuiti e l’esaurimento delle risorse naturali; non bada alle esternalità negative come l’inquinamento, che ad esempio produce un duplice effetto: non viene contabilizzato né come male né come perdita di benessere, ma i costi per ridurlo incrementano il PIL. Il PIL risulta quindi essere un indice limitativo, incompleto e necessita di un’integrazione con altri indicatori. Negli ultimi anni, infatti, sono stati sviluppati nuovi indicatori per misurare il benessere di un paese in termini non strettamente economici. Alcuni esempi sono: ISU (Indice di Sviluppo Umano); GEI (Gender Equity Index); GPI (Global Peace Index); Better Life Index.Tornando all’Italia, a partire dal 2003 viene pubblicato annualmente il rapporto Quars. Si tratta di un’analisi dettagliata delle regioni italiane, volta a misurarne il benessere economico, sociale e ambientale. Il Quars, indice di qualità dello sviluppo regionale, si basa su 41 indicatori suddivisi in sette macroaree: ambiente, economia e lavoro, diritti e cittadinanza, salute, istruzione e cultura, pari opportunità, partecipazione. L’indice acquista poi ancora più significatività se messo a confronto con il PIL; nella parte finale del rapporto viene infatti proposta la classifica delle regioni per PIL pro capite e per indice Quars. Il risultato conferma quanto fin ora detto: il benessere e la qualità della vita non dipendono necessariamente dal PIL e dalla crescita economica. Alcuni esempi: la Lombardia, terza regione per PIL pro capite è al nono posto nella classifica Quars; l’Umbria, al dodicesimo posto per PIL pro capite è invece al terzo posto nella classifica Quars.

Raffaele Rutilo