|ECONOMY| I farmaci “orfani”


In economia ci sono diversi concetti connessi con il termine efficienza. Tra le definizioni, usiamo definire efficiente il sistema produttivo di un’impresa la cui produzione di un bene ha costi inferiori rispetto al valore di vendita dello stesso bene finito. Il nostro caso riguarda la produzione di farmaci cosiddetti “orfani”. I farmaci orfani sono medicinali prodotti per diagnosticare, curare o prevenire malattie rare, ossia malattie che colpiscono una persona su duemila. La produzione di tali farmaci ha spesso, se non sempre, costi proibitivi, cosicché produrli, da parte di un’industria farmaceutica, sarebbe svantaggioso e inefficiente. Ma non produrre questa tipologia di farmaci non sarebbe eticamente corretto, cosi, per far fronte a questo problema, negli Stati Uniti d’America, come nell’Unione Europea , è stato necessario l’intervento pubblico. Negli Stati Uniti, per esempio, vi è una legge federale che risale al 1983 l’Orphan Drug Act. La legge prevede, per le aziende farmaceutiche che si impegnano nello sviluppo sul mercato degli orphan drug, una serie di riduzioni fiscali e regime di monopolio per un periodo esteso fino a 7 anni dopo l’immissione in commercio. Una situazione simile a quella degli USA, esiste anche nell’Unione Europea, dove uno specifico status ai farmaci orfani viene conferito dal Comitato per i Farmaci Orfani dell’agenzia EMEA. Inoltre, in Italia la ricerca per le malattie rare è stata affidata all’Istituto Superiore di Sanità, che è un istituto pubblico. Nel dettaglio, l’ambito d’azione e d’intervento statale così si esprime: concedendo benefici fiscali alle aziende farmaceutiche impegnate nella ricerca e nella produzione di questa tipologia di farmaci; concedendo sussidi finanziari alla ricerca clinica promossa dalle università e delle industrie sponsor per lo sviluppo di nuovi prodotti (inclusi farmaci biologici, presidi e sostanze alimentari) destinati alle malattie rare; creando aziende a partecipazione statale per la ricerca e la produzione di farmaci. Questo perché, se lo Stato non intervenisse, le industrie farmaceutiche non produrrebbero mai il farmaco adatto, poiché la loro produzione porterebbe inefficienza. Nel caso in cui, invece, un’industria decidesse comunque di produrre il farmaco, dovrebbe rivenderlo a prezzi proibitivi ai clienti, eliminando cosi una buona fetta di compratori, ovvero tutti coloro che non possono permettersi di coprire determinati costi. Non producendo il farmaco, al contrario, il danno in vite umane e in assistenza sanitaria (e quindi anche in spesa pubblica) sarebbe enorme. Anche se le malattie sono rare, le persone affette da tali malattie sono stimate tra il 6% e l’8% dell’attuale popolazione totale, ma ciò non è eticamente corretto, non è equo e non è neppure efficiente in termini di spesa pubblica. Se un’industria producesse comunque il farmaco, e al contempo lo Stato non intervenisse, i costi proibitivi porterebbero a prezzi ancor più inaccessibili del farmaco, non concedendo il diritto di cura a tutta quella fascia di compratori che non raggiungono il reddito necessario per affrontare determinate spese: questo non sarebbe corretto nei confronti dei malati, ma, con tutta probabilità, nemmeno il sistema produttivo dell’industria farmaceutica stessa sarebbe efficiente.

Giampaolo Molinaro