|ECONOMY| Gli angeli delle imprese


Qual è la situazione che si prospetta ad un giovane imprenditore che vuole iniziare la sua attività? Sicuramente non una delle più favorevoli, ma spesso una buona idea, strutturata in un business plan adeguato, è un ottimo trampolino di lancio. Negli ultimi anni, anche in Italia sta prendendo piede il fenomeno del venture capital. Sebbene siamo ancora agli ultimi posti in Europa nell’investimento in tali attività, i trend riguardanti i progetti finanziati e le risorse impiegate sono visibilmente in crescita. Secondo i dati AIFI (Associazioni italiana del private equity e del venture capital) nel 2012 saranno circa 150 -170 i milioni di euro investiti, contro i 100ml degli ultimi tre anni, che daranno la possibilità di finanziare circa 160 startup. Per dar vita ad un’attività imprenditoriale, oltre ad un’idea valida, è necessario ovviamente un capitale da investire, ma non tutti i neoimprenditori hanno le risorse necessarie. L’alternativa al finanziamento erogato delle banche può essere il ricorso alle società ed ai fondi di venture capital. Si tratta d’ investitori, pubblici e privati, che professionalmente impiegano le proprie risorse per finanziare il capitale delle imprese. Ovvio che non stiamo parlando di “opere pie” e neppure d’ investimenti a fondo perduto, ma la loro attività consiste nell’entrare a far parte della società di quella stessa impresa che intendono finanziare. Il tutto, acquistando quote di capitale, per poi rivendere tali quote ricavandone un “capital gain”. Il meccanismo,però, non è una semplice attività di speculazione. Tali soggetti, infatti, mettono a disposizione, oltre alle risorse finanziarie, anche tutte le proprie competenze manageriali e di mercato, necessarie in fase di avvio di attività (startup) o, ancor prima, in fase di progettazione (seed financing), supportando la nascita e lo sviluppo delle imprese. La tendenza attuale è quella che vede i venture capital investire principalmente nei settori dell’ICT, cleantech, biotech e medical devices. Un esempio calzante è “googleventures”. Il più famoso motore di ricerca al mondo, infatti, investe ogni anno fino a 200 milioni di dollari in progetti di startup di imprese che operano in diversi settori: digital, energy, mobile, gaming, life sciences. Ma questi soggetti non sono gli unici a promuovere l’imprenditorialità. Un altro fenomeno collegato al venture capital è quello dei Business Angel. Questa volta non si parla di società o fondi privati, ma di persone fisiche, principalmente imprenditori di successo o ex imprenditori, che investono le proprie ricchezze in progettazione, avvio e sviluppo di nuove imprese ad alto potenziale. In Italia sono due le principale reti di “angeli”: IBAN (Italin Business Angel Network) e Italian Angels for Growth. E’ grazie ad esse che hanno preso vita iniziative innovative come Stereo Mood (www.stereomood.com) e Fubles.com il social network per organizzare partite di calcetto. Il venture capital ed i business angels possono essere considerati un’opportunità importante per riavviare l’economia reale in un periodo di crisi come questo, considerando inoltre che le potenzialità del fenomeno non si fermano qui. La tendenza ultima infatti vede la nascita di fondi di venture capital che investono unicamente in imprese responsabili nei confronti della società e dell’ambiente. Il caso italiano è OltreVenture, il cui obiettivo è proprio quello di offrirsi come punto di riferimento per investitori privati ed istituzionali che intendono investire le proprie risorse in imprese ad impatto sociale positivo, o in imprese che promuovano l’innovazione sociale.

Raffaele Rutilo