|CINEMA| Come io intendo il cinema


Sono “sparaflesciata” da ogni dove con notizie, notiziole, Ruby, Monti, la crisi e la tesi, capi incazzati, contratti non firmati, truffe, tangenti e potenti… Ok! Basta. Ho bisogno di staccare. Ho 26 anni e seguo la tecnologia. Ma oggi devo e ho voglia di fare un passo indietro; è troppo tempo che non mi godo un po’ di arte. Voglio andare al cinema. Non posso più andare in periferia in cineclub con una sola sala, dove è il proiezionista a scegliere per te, e di solito sceglie bene. Questi posti non esistono più. Entro, quindi, nello space. Sedici film diversi: sul menù trovo Battleship, Street Dance 2 e Titanic in 3d. C’è anche Diaz, che è degno di nota. Ma… “Ommioddio”. Stasera non ne ho voglia. Il mio sguardo stanco scorre sulla lista e all’ultimo posto trovo lo spettacolo delle 22.30 con un titolo che ancora non avevo sentito: Pollo alle prugne. Ignara di cosa stia andando a vedere, compro il biglietto. “Almeno -dico a me stessa- sembra poco impegnativo”. La sala è piccola, quaranta posti in tutto. Finalmente si spengono le luci e s’ illumina lo schermo. E nasce un film. Un film che è favola. È la fabbrica del desiderio, come la intendeva Fellini nei suoi sogni. È nata una pellicola, è nata dal semplice tratto di una matita fuso con suoni di violino e aromi agrodolci. L’atmosfera rievocata è quella fantastica delle Mille e una notte: entra nei bazar ed esce dai sobborghi di Tehran. Nasser Ali, frustrato dall’impotenza di vivere ciò che ama, compie una scelta e si lascia vivere. L’universo che egli osserva è creato dalla sua mente, ma non mancano attimi di lucidità nei quali coglie ciò che di buono la realtà a sprazzi dona, e che, spesso, è difficile trovare dietro ad un dito. Le inquadrature che si susseguono sono in stile “cinema delle attrazioni”, di quelle che si osservano dall’esterno. Quelle con la quarta parete. Il pensiero torna quindi alla fine del ‘800 e si lega alla realtà di un mezzo nuovo attraverso il quale si può, finalmente, mostrare una fantasia. Seduta sulla poltrona ho la stessa sensazione di aver comprato intenzionalmente un libro di poco conto al mercatino delle pulci, e di essermi inaspettatamente trovata a sfogliare con le mani un delicato fumetto prezioso. Gli occhi osservano ciò che l’orecchio ascolta. Penso: Marjan Satrapi, con Vincent Paronnaud, dopo il suo Persepolis tocca il profondo delle sue graphic novels con cinismo e humor sopraffino. E quant’è fantastica la sequenza narrativa di Azraël. E poi il cast? Un po’ per patriottismo, un po’ perché è dovuto, mi viene da pensare che la citazione neorealistica sia insita nella scelta di Chiara Mastroianni e, soprattutto, di Isabella Rossellini. Forse per lasciare quel gusto in bocca che è esattamente quel contrasto di generi che dal titolo mi aspetto. Pollo alle prugne: chissà che sapore ha. 

Annamaria Imperiale